di Francesco Sommario

Tutto ciò che appartiene al creato è affidato alla custodia vicendevole.

Insieme a fratello Sole, sorella Luna e Madre Terra rispettiamo l’ambiente.

Troppe fiamme e fumate nere si sono alzate, in questi giorni, dai boschi e frutteti che ammantano le colline di Cassano e non solo. Io stesso ho osservavo impotente, in alcune notti, le lingue di fuoco che divoravano gli alberi di ulivo e di acacie lungo la valle del Coriglianeto. Incendi dolosi che l’incuria e la mancanza di ogni forma di prevenzione ha favorito e incentivato. La Polisportiva Magna Graecia vuole, oggi, solo chiedere di fare tutti insieme qualcosa perché si argini questo fenomeno. Iniziamo col parlarne.

Le prime parole, forti e dirette, sono state di mons. Francesco Savino : “Voi che pensate di ricavare un qualche vantaggio, personale o di qualche lobby che vi assolda: convertitevi a Gesù, il Signore!”. È l’esortazione scritta dal vescovo di Cassano all’Jonio, all’indomani dell’incendio che ha lambito le mura del santuario della Madonna della Catena. “Convertitevi, vi dico, convertitevi – il grido del presule -, spegnete le micce con cui, nella stagione del gran caldo, ritornate ad appiccare il fuoco per cui vengono distrutte aziende agricole e di allevamento, quelle poche che sussistono nel nostro territorio, minacciando abitazioni e perfino un santuario molto caro alla religiosità del popolo cassanese”.  (Convertitevi e spegnete le micce)

Ognuno di noi vorrebbe fare qualcosa, ognuno di noi vorrebbe cancellare il male causato da mani vigliacche. Ma il male si cancella solo col bene. “Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio,  fa ch'io porti amore, dove è offesa, ch'io porti il perdono, dove è discordia, ch'io porti la fede”  affermava San Francesco d’Assissi.

In quest’ottica ci raggiungeva l’esortazione di Roberto, socio della Polisportiva: “Cari soci, visto il grave incendio che ha devastato il nostro territorio, ho lanciato un appello sui social per quanto riguarda il ripopolamento del verde: sarebbe bello se ogni cittadino (compresi noi soci della polisportiva) prendesse in considerazione il fatto di piantare un alberello nelle zone devastate. Prendiamo come esempio il caso dell'Etiopia dove cittadini hanno piantato un milione di piante, dopo essere stata devastata da un grosso incendio. Io domani andrò a piantare il mio alberello alla Madonna della Catena. Spero in una vostra collaborazione.”  (Piantare del bene la dove è stato seminato odio).

 

Foto: Le colline cassanesi avvolte dalle fiamme.

Si ha la convinzione che l’incendio di una parte di bosco comporti solo la distruzione di alberi. In realtà, sono migliaia gli esseri viventi bruciati vivi: oltre ad una miriade di specie vegetali, vengono arsi topi, lucertole, vipere, tartarughe, porcospini, lepri… e, a volte, anche uomini. Cosa c’è di più orribile che l’essere bruciati vivi?

In un bosco, solo raramente si verifica il fenomeno dell’autocombustione; nella maggior parte dei casi è la mano dell’uomo che, in modo volontario o involontario, provoca l’incendio, specie in estate in cui le condizioni climatiche e ambientali sono più favorevoli alla combustione.

Bisogna necessariamente prevenire il fenomeno per limitarlo o eliminarlo, imponendo prima ai proprietari e agli addetti la pulizia del sottobosco, poi educando il cittadino ad una corretta prevenzione degli incendi e ad un diverso modo di intendere la natura, infine, bisognerebbe realizzare una fitta rete di controllo del territorio tramite l’istituzione di squadre per la salvaguardia ambientale.

È chiaro che tutto ciò necessita denaro, tempo e impegno; ma pensando a quanti anni ed impegni economici sono necessari per ricostruire un bosco o un frutteto bruciato, al mancato guadagno se il bosco fosse stato composto da piante producenti reddito, all’alto costo dei voli dei canadair per bloccare l’incendio, si capisce facilmente che la prevenzione suggerita è di gran lunga più vantaggiosa, sia dal punto di vista economico che ambientale.

La natura è un dono per tutti ed è ingiusto appropriarsi delle sue “creature” comportandoci da padri padroni. San Francesco d’Assisi sentiva ogni essere un suo fratello o sorella, perché ogni essere è parte integrante dell’ambiente a cui appartiene e contribuisce in modo sostanziale al mantenimento degli ecosistemi e all’evoluzione naturale della vita.

Francesco ha insegnato al mondo ad amare la terra come una madre, esprimendo sotto forma di laude la gioia di questa straordinaria maternità. Il Suo assolutismo sentimentale non lascia dubbi su cosa significhi realmente amare l’ambiente, sentirlo fisicamente e spiritualmente madre e fratello, coinvolto in un amore filiale unico nella sua straordinaria complementarietà.

Tenere puliti una casa, una classe, una scuola, una piazza, una spiaggia, un bosco è espressione e acquisizione di coscienza civica, passaggio di contributi educativi individuali e collettivi al benessere della società; significa anche rispettare quel bene prezioso che è “nostra madre terra”, nel grembo della quale trascorriamo la nostra vita.

Bisogna mettere in atto un’opera educativa senza recinti o barricate, ideologie o strategie che dividano. “Chi non rispetta l’ambiente in cui vive e chi non educa al rispetto compie una gravissima mancanza nei confronti della comunità e diventa complice della maleducazione, servo di prevaricazioni e trasgressioni, negatore dei principi più elementari che governano i rapporti relazionali all’interno dell’ambiente in cui viviamo”.

Padre Agostino Gemelli nel suo scritto “Il Francescanesimo”, la cui prima edizione risale al 1932, definiva San Francesco “…poeta e uomo d’azione, che sa vedere la bellezza e goderne. Perciò le creature, piccole o grandi che siano, lo attraggono e lo confortano, come stupende manifestazioni di vita in cui egli sente e avverte la bontà di Dio; il falco lo sveglia, la cicala gli risponde, le allodole gli danno il benvenuto, le tortore e i passeri lo rallegrano; il sole e le stelle, il fuoco e l’acqua, le nuvole e il vento diventano motivo di meditazione e di canto al pari di altre virtù”.

Aldilà di ogni credo religioso, Francesco merita di essere ricordato e celebrato perché la sua esistenza è un esempio per tutti noi. Egli ha basato la sua vita sull’empatia, sulla povertà materiale intesa come ricchezza mentale, sul rispetto della vita, anche nelle sue forme più semplici. In un linguaggio attuale si potrebbe definirLo un ambientalista e un animalista.

La festa di san Francesco d’Assisi nella terra di Gesù

La predica di san Francesco agli uccelli (Assisi, dettaglio di un affresco di Giotto)

Ma Francesco è stato molto di più… Ha scritto un testo poetico meraviglioso che rappresenta anche il più antico scritto della letteratura italiana: il Cantico delle Creature! Un documento in Volgare di un’importanza inestimabile; un inno alla vita che scalda il cuore, una guida che dovrebbe essere letta quotidianamente, seguita e tramandata ai nostri figli! Il punto centrale della proposta ambientale francescana -come illustrato dal Custode del Sacro Convento “padre Giuseppe Piemontese”- si basa sul fatto che è “indispensabile ormai avere un rapporto con la natura non di rapina o di sfruttamento ma di fraternità e di promozione del creato e dell’uomo”.

«St. Francis», molto amato negli Stati Uniti, è per gli americani -ufficialmente- il santo dei verdi, the greenies, e degli animali, l’antesignano dell’ecologia, oltre che l’apostolo della povertà e dell’umiltà. Lo venerano non solo in quanto modello morale, ma anche in quanto difensore dell’ambiente; esaltando la rilevanza del suo insegnamento nel mondo moderno, un critico è giunto a parlare di “eco-spiritualità” in San Francesco.

Valerie Martin, una delle migliori scrittrici americane, afferma che “Egli non fu tanto un amante della natura -sicuramente non fu un verde né un vegetariano nel senso che intendiamo noi- quanto un uomo che non vide alcuna differenza tra se stesso e il mondo attorno a lui”.